Riesci a pensare “out of the box”? (1ª parte)

Photo: "Box" by Craig Sunter

Photo: “Box” by Craig Sunter

Molte idee creative hanno una particolarità: sono geniali e semplici allo stesso tempo. Dopo che le abbiamo ascoltate o che le abbiamo viste realizzate, ci sembrano così scontate (per non dire banali) che ci meravigliamo che non siano venute a noi. Vi è mai capitato qualcosa del genere?

Come possiamo riuscire a generare idee innovative?  Gli elementi che entrano in gioco, per la verità, sono molti (competenze individuali, strategie e strumenti innovativi, ambiente stimolante e creativo, ecc.); oggi, però, vorrei puntare l’attenzione su qualche strategia di pensiero creativo.

Quando in ambito lavorativo c’è bisogno di qualche nuova idea, veniamo spronati a pensare fuori dagli schemi (“thinking out the box”), ma sentirselo dire… non sempre aiuta! Pensare in modo ordinario significa osservare le cose, descrivere i problemi come fanno tutti, attuare soluzioni o strategie che sono già state sperimentate. Rompere gli schemi, pensare “out of the box”, vuol dire sforzarsi di osservare le situazioni da diversi punti di vista, avventurarsi per strade non battute, individuare soluzioni divergenti e, perché no, anche divertenti.

Ecco qualche indicazione che, anche se non esaustiva, può risultare utile:

1. Atteggiamento positivo e fiducioso

Le persone che generano idee creative sono quelle più determinate a trovarle, quelle che hanno chiaro  l’obiettivo da raggiungere, quelle che credono nelle proprie possibilità. Jack Foster, brillante pubblicitario statunitense, racconta che, durante un seminario sulla pubblicità, solitamente chiedeva ai suoi studenti di creare, per il giorno successivo, un cartellone pubblicitario per un coltellino svizzero. La maggior parte di loro portava il lavoro richiesto, ma parecchi dicevano che, nonostante molte ore di impegno, non erano riusciti a farlo. Dopo tre anni Foster decise di cambiare compito: chiese agli studenti di creare almeno 10 cartelloni sul coltellino svizzero durante la pausa pranzo. Il risultato fu sorprendente: tutti avevano almeno dieci idee, molti ne avevano di più, un ragazzo addirittura 25. Comprendere che non esisteva solo una soluzione giusta, che era possibile avere molte idee in poco tempo, aveva schiuso agli studenti le porte della creatività.

La nostra mente, poi, percepisce in modo completamente diverso le ingiunzioni positive e quelle negative. Può sembrare una sottigliezza ma affermare “Non voglio più avere questo problema” è completamente diverso dal domandarsi “Come posso ottenere questo risultato?”. La seconda stimola, molto più della prima, a trovare una molteplicità di soluzioni concrete.  La prossima volta che avremo una difficoltà, proviamo trasformarla in una sfida creativa, immaginando, fin dall’inizio, il successo finale.

2. Capovolgere la prospettiva

Gli artisti, i bambini, gli umoristi riescono a cogliere prospettive inaspettate, perché sono capaci di capovolgere il proprio punto di vista. Se ogni medaglia ha il suo rovescio, in ogni circostanza possiamo trovare almeno un’altra modalità per descrivere la situazione. Un po’ come nella seguente storiella: «Al funerale di un novantenne, Marco, un suo amico coetaneo, pensa “Con tutto quello che ha combinato in vita, sarà sicuramente finito all’inferno; e quando verrà il momento, anch’io, che sono stato suo compagno di bagordi, lo raggiungerò”. Una volta morto, Marco si trova in mezzo ad una grande folla e comincia a cercare il suo amico, ad un tratto lo trova abbracciato ad una bellissima ragazza. Stupefatto esclama: “Io credevo di essere finito all’inferno…”, “Ma sì, certo che questo è l’inferno” risponde l’amico “io sono la punizione per la ragazza!”».

Modalità insolite di percepire e descrivere una certa situazione (più grande o più piccola, più leggera o più pesante, ecc.) possono condurci più facilmente verso soluzioni nuove e brillanti.

3. Sperimentare le alternative

Viene spontaneo svolgere determinate attività come si è sempre fatto; il nostro cervello sembra “programmato” in base a principi di economia: una volta imparato a svolgere un certo lavoro, tendiamo a farlo sempre nello stesso modo. Il coraggio di sperimentare delle modalità alternative, però, può schiudere scenari inattesi e, spesso, inimmaginabili.

In ambito sportivo, ad esempio, il salto in alto veniva eseguito, fin dagli inizi dell’800, con la tecnica della “sforbiciata”, in cui l’atleta saltava prima con la gamba più vicina all’asticella e poi con l’altra (con un movimento simile alle lame delle forbici). George Horine, un atleta statunitense, introdusse, nel 1912, lo stile ventrale (Western roll), che consisteva portare la gamba esterna sopra l’asticella e poi passare, sul ventre, con il resto del corpo (modalità che lo condusse a vincere la medaglia d’oro alle olimpiadi del 1912). Questa nuova tecnica consentì agli atleti di superare, anche se solo di pochi centimetri, il “limite” dei due metri. La vera rivoluzione, però, arrivò nel 1968 quando Dick Fosbury, un atleta innovativo della Oregon State University, sfruttando i nuovi materassini d’atterraggio, più soffici e rialzati, mise a punto un nuovo stile. Fosbury saltò sulla schiena, passando sull’asticella prima con la testa e le spalle e poi con le gambe. Il suo coraggio e il suo desiderio di sperimentare nuovi approcci gli valse la conquista, nel 1968, dell’oro olimpico e l’ingresso nella storia dell’atletica leggera (National Track & Field Hall of Fame).

[fine prima parte]